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AVERSA - In tempo di Coronavirus un inaspettato Dantedì, la riflessione della Consulta della Pastorale Universitaria.

Era il 25 Marzo quando Dante Alighieri, secondo gli studiosi, avrebbe intrapreso il suo famoso viaggio a partire dalla “selva oscura”. Su questa ricostruzione storica la Repubblica Italiana, appena un anno fa, ha adottato questo giorno come “Giornata Nazionale di Dante Alighieri”. Le celebrazioni di quest’anno, alle quali anche la Consulta della Pastorale Universitaria aveva programmato di partecipare, sono poi particolarmente sentite poiché coincidono col 700simo anniversario della morte del Sommo Poeta.

 

Certo tutti avremmo voluto celebrare questo 25 Marzo in un clima di serenità e mai avremmo immaginato che questo mese avrebbe funestato l’Europa e l’Italia con un’emergenza sanitaria: la pandemia di Coronavirus. Ma per quanto riguarda il Dantedì non tutto è perduto, anche a casa, anche in un frangente di emergenza, possiamo leggere Dante ed approfittare di questo momento per scuotere la discussione – attraverso i social si intende – su tutto quanto il poeta fiorentino ci ha lasciato. La ricchezza degli scritti ci consente ancora oggi di poter disquisire sulla condizione umana, sulla vita civile, sui rapporti interpersonali ed il valore dei sentimenti.

Il pensiero dantesco, anche al tempo del Coronavirus, è per noi un giusto spunto di riflessione che fa si che Dante Alighieri sia patrimonio di tutta l’umanità. In primis è certamente l’eccezionale biografia di Dante a confrontarsi con l’incertezza della pandemia: “ché la diritta via era smarrita” al giorno d’oggi ci fa misurare con scenari che per noi erano inaspettati. Invece il Sommo poeta in vita, forse anche più che nei sui racconti, ha assistito a molteplici conflitti; dalle lotte tra famiglie alla perdita delle persone care, dalle epidemie allo scontro tra i sistemi politici. Leggendo Dante - come si dovrebbe fare oggi - non possiamo far altro che notare una concezione di incomprimibilità della Libertà in ogni sua forma. Facendo tesoro dell’insegnamento oggi dobbiamo ben scegliere come ed in che modo ridurre le distanze sociali per sconfiggere l’emergenza.

La stessa epidemia del 2020 ci “apre gli occhi” perché fa capire quanto i traguardi sociali e politici, che intere generazioni dal dopoguerra ad oggi consideravano traguardi incomprimibili ed inalienabili, non debbano mai essere dati per scontati. Lo sperimentiamo quotidianamente, nel giro di poche settimane stiamo rimodulando la nostra vita quotidiana per contenere l’emergenza, stiamo sperimentando nuove forme di studio e di lavoro a mezzo social; tutto questo però non deve limitare la nostra partecipazione civile che oggi, ancor più che nel XIII-XIV sec., deve costantemente rapportarsi con quanti hanno responsabilità di governo e di gestione dell’ordine pubblico. Facendo tesoro di Dante tutti quanti noi possiamo continuare una vita democratica e recuperare quella “distanza sociale”, che in questi giorni ci ha così spaventato, attraverso gli strumenti di comunicazione e la memoria che ormai è digitalizzata.

Il nostro pensiero, come studenti della Consulta della Pastorale Universitaria, va alle persone ed alle famiglie che sono toccate dall’emergenza e dalla sofferenza della perdita di cari ed amici, nonché consociati. Non smettiamo di pensare e di ringraziare gli eroi: operatori sanitari, forze dell’ordine, negozianti, volontari. Un particolare pensiero va al mondo della Scuola e dell’Università che rappresenta per l’Italia, ed in special modo per il nostro territorio, presidio di coscienza civile, piazza di partecipazione attiva e luogo di crescita individuale facendo quotidianamente testimonianza di un tessuto sociale vivo e partecipativo in grado di rialzarsi ed offrire il proprio contributo educativo alla comunità.

dalla redazione